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Le decisioni, soprattutto quelle che riguardano le scelte di vita, sono fortemente influenzate e addirittura spinte e sostenute dall’emotività. Non è sufficiente che ci siano ottime “ragioni” per cambiare, ci vuole qualcosa che spinga o attiri verso il cambiamento da un altro punto di vista, più vicino al “sentire” e alle emozioni. Lo sa bene chi vorrebbe uscire da una condizione di dipendenza patologica.

Oltre ad essere una condizione prevalentemente non razionale, la motivazione non è stabile: cambia e fluttua nel tempo, a seconda dell’umore, degli stimoli, dei pensieri che involontariamente vengono in mente, degli accadimenti. E cambia e fluttua non intenzionalmente, ma secondo meccanismi psicologici prevalentemente non consapevoli.

mantenere la motivazione valorizzando i progressi fatti

Come mantenere la motivazione

La motivazione va “ricreata” costantemente non solo nella persona ma anche nel suo ambiente: basti pensare alla pressione positiva o negativa che può avere il contesto su una persona che decide di intraprendere un percorso di cura, rispettando o svalutando il suo proposito, commentando positivamente i cambiamenti iniziali e parziali oppure sottolineando quanto minimo sia il cambiamento ottenuto rispetto al gran lavoro ancora da fare.

L’effetto del riconoscimento dei risultati ottenuti e dell’incoraggiamento è importantissimo per due aspetti che sostengono la motivazione: la stima di sé (paradossalmente, una persona non è spinta a “migliorare” se non pensa di essere già una persona che ha valore) e il senso di potercela fare (autoefficacia, fiducia nelle proprie possibilità di affrontare risolvere i problemi).

Il fatto che una persona con problemi di addiction riesca ora a stare costantemente in un rapporto di cura mentre prima non ci riusciva è un “risultato” anche se non è cambiato nulla nella sua addiction oppure no? Va valorizzato questo aspetto, in termini di investimenti motivazionali, oppure va sottolineato che “non è cambiato niente” nell’addiction, confermando implicitamente che non si sta facendo niente di utile?

La scelta da parte del contesto dell’atteggiamento verso i risultati parziali ottenuti ha una profonda influenza “profetica” (se si è negativi, è più facile che le cose vadano male), ma a sua volta è influenzata da elementi non razionali. Anche chi è relazionalmente vicino ad una persona con problemi di addiction, può essere influenzata nel suo giudizio dalla stanchezza per la situazione, dalla paura che non se ne possa uscire, dalla rabbia o dal dolore per quello che deve sopportare: questi stati d’animo richiedono attenzione e aiuto sia per la persona che li prova sia perché influiscono, più o meno consapevolmente, in modo negativo sul trattamento.

La ricerca di soluzioni miracolose come il medico prodigioso o la tecnica sperimentale accende una speranza irrealistica che si fonda su aspettative salvifiche di tipo superstizioso ed avviene su due presupposti logici estremamente negativi per la motivazione: il primo è che il problema sia di enorme difficoltà, quasi disperato, il secondo è che la volontà della persona non sia sufficiente al bisogno perché debole o assente.

È quindi molto importante essere consapevoli o farsi aiutare a riconoscere le componenti emotive non solo della persona interessata ma anche quelle che sono presenti nel contesto in cui vive la persona per cui si vorrebbe il cambiamento.